L’urlo

L’urlo

Declina il sole. I colori, onde dal ritmo ossessivo, si mescolano, si confondono tra loro, divenendo una ragnatela in cui si rimane invischiati; un pasticcio di colla, in cui rimangono attaccati valori e certezze. L’aria è rarefatta, come su un alto monte solitario. Il tempo è sospeso, come se si fosse fermato l’orologio di chi regola l’universo. Tutto si macchia di rosso sangue, come avvolto da spire infernali. Il mondo sembra proprietà esclusiva del diavolo che, simile ad un leone ruggente, ad un falco rapace, ad un lupo famelico, con l’astuzia maturata fin dall’origine dei tempi, si aggira in lungo e in largo, alla ricerca della prossima preda da sbranare; ma, di certo, destinato a soccombere nell’istante del giudizio finale. Una barca a vela scivola silenziosamente verso il mare aperto, alla volta di mondi ignoti e lontanissimi, in cui vivere, finalmente, da uomini liberi. Fuggire da questa realtà insoddisfacente, per cercare l’avvento di una nuova era. Fuggire da questa civiltà occidentale, ormai al tramonto e divenuta solo la  barbarie di Caino contro Abele, di uomini contro uomini, di padri contro figli, di fratelli contro fratelli, dominati unicamente dall’istinto animalesco della sopravvivenza.

Chi è quest’uomo? Qual è la sua storia? Forse ha perso la sua famiglia. Forse ha perso la donna amata. Forse è stato respinto dall’unica donna che abbia mai amato veramente. Forse ha una malattia incurabile. Forse ha perso tutto quello che aveva. E quando un uomo perde tutto, compreso quello in cui crede, solo la povertà e la follia rimangono a consolarlo.  Gli amici lo hanno abbandonato: è difficile stare accanto a chi soffre. Il suo corpo esile, più simile ad uno spirito che ad un essere umano, è scosso da fremiti e convulsioni. La sua testa, a forma di pera, sembra ricoperta dalla pelle di una mummia. I suoi occhi, piccoli e neri, fissi a contemplare il vuoto, hanno un’espressione atterrita, come se avessero visto un mostro con mille tentacoli, venuto da un’altra galassia a conquistare il pianeta Terra. Il suo naso schiacciato, formato da due narici minuscole, come due forellini, sente odori malsani e malati, come il puzzo della carne in decomposizione. La sua bocca, come un cerchio gigantesco , è aperta in un grido di profonda disperazione, un grido silenzioso, senza parole, ma fragoroso come il boato di una bomba atomica e da questa voragine, come un flusso di scariche elettriche, entra il male dell’esistenza e si coagula nel cuore, divenendo l’alto muro di un carcere, circondato da filo spinato, una barriera difficile da abbattere. Le sue mani, piccole e sottili, all’altezza delle tempie, cercano di sostenere la testa, scossa da fremiti incontrollabili.

Di quest’uomo, l’unica compagna, terribile e tiranna, come una mantide spietata, è l’angoscia. L’angoscia, che fa sudare freddo. L’angoscia, che spegne la scintilla della ragione e atrofizza il pensiero e la mente è invasa da un piatto colore bianco, come se ci si trovasse nella corsia di un ospedale, pronti ad affrontare una delicata operazione, destinata a fallire. L’angoscia, che manda in stallo ogni emozione, come se qualcuno ci avesse strappato il cuore dal petto, come se il corpo fosse prosciugato di tutto il sangue e svuotato di tutti gli organi interni, divenendo un involucro di plastica, insensibile ad ogni stimolo dell’ambiente circostante. L’angoscia, che sprofonda nell’abisso della paura, come nel mare profondo dove tutto è buio e la superficie è lontana. L’angoscia, che toglie ogni energia vitale ed è assente qualsiasi vibrazione dell’essere e si viene ridotti ad un oggetto, ad una cosa inanimata, simili ad uno strumento musicale rotto: un pianoforte senza tasti, una chitarra scordata. L’angoscia, che fa vivere in anticipo l’esperienza della morte, prima ancora che questa sia realmente avvenuta, come se qualcuno ci avesse sepolti vivi.

Ma dopo la caduta, si ritorna saldamente in piedi, con le lampade ai fianchi, per illuminare la notte e sapere dove andare, alla conoscenza del padrone e da Lui si è conosciuti e si è compiuto, alchemicamente, il mutamento di senso.

Luigi

L’urloultima modifica: 2013-02-21T15:39:28+01:00da luigivarano
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