Pitagora: chi era costui?

Pitagora: chi era costui?

 

Pitagora nasce nell’isola di Samo, intorno al 570 a. C., da una famiglia arricchitasi grazie al commercio marittimo. Il suo nome risalirebbe etimologicamente ad una parola che ha il significato di “annunciatore del Pizio”, cioè di Apollo. Si riteneva infatti che Pitagora fosse figlio del dio stesso. La storia di Pitagora è avvolta nel mistero, di lui sappiamo pochissimo e la maggior parte delle testimonianze che lo riguardano sono di epoca più tarda. Alcuni autori antichi o suoi contemporanei come Senofane, Eraclito ed Erodoto, però, confermano l’effettiva esistenza storica di Pitagora, pur se inserita nella tradizione leggendaria. A Samo, Pitagora fu allievo di Ferecide e di Anassimandro. In seguito, il nostro filosofo intraprese una serie di viaggi e si recò a Babilonia e in Egitto, presso il faraone Amasi. Qui rimase per ben 22 anni, apprendendo le nozioni fondamentali di matematica, medicina e magia. Successivamente, Pitagora si trasferì a Crotone, intorno al 530 a. C., dove fondò una scuola a carattere mistico, nella quale insegnava una pratica di vita di stampo esoterico. Questa scuola, oltre ad interessarsi agli studi di filosofia e matematica, seguiva un orientamento morale, i cui insegnamenti venivano tenuti segreti e solo gli iniziati potevano accedervi. Questa scuola, inoltre, si ispirava ai filosofi di Mileto, ma allo stesso tempo riprendeva i misteri eleusini e i culti orfici, che a loro volta si erano ispirati alle religioni orientali. La scuola, perciò, era aperta a tutti, donne e stranieri compresi, ma prima essi dovevano purificarsi e sottoporsi ad una sorta di catechismo, che insegnava i principi che si dovevano applicare nella propria vita quotidiana: essi dovevano rispettare gli dei, essere fedeli agli amici, fare un esame di coscienza la sera, un progetto per la giornata al mattino, non dovevano mangiare né carne né fave, non dovevano vestire panni di lana e anelli, inoltre non potevano spezzare il pane o attizzare il fuoco con il metallo. Gli insegnamenti della scuola non erano destinati ad un pubblico vasto, ma solo agli appartenenti alla scuola, e questi ultimi non potevano rivelarli a quelli che ne erano al di fuori, pena la morte. Ippaso di Metaponto, per esempio, rivelò l’esistenza dei numeri irrazionali, scoperti dai Pitagorici, e per questa colpa venne cacciato dalla scuola e ucciso. Gli insegnamenti impartiti dal maestro, inoltre, erano a carattere dogmatico, cioè dovevano essere presi come verità assolute e non potevano essere contestati. Il maestro, poi, parlava dietro una tenda e chi riusciva a vederlo se ne vantava a vita. All’interno della cerchia dei discepoli, inoltre, vi erano due categorie: gli acusmatici, che potevano solo ascoltare in silenzio le lezioni del maestro, e i matematici, che invece potevano parlare liberamente con il maestro e quindi formarsi un’ opinione personale. I Pitagorici, inoltre, credevano nella metempsicosi, cioè nella reincarnazione dell’anima. Molto probabilmente, essi avevano ereditato questa convinzione dai culti orfici, che a loro volta l’ avevano ripresa dall’ induismo. I Pitagorici ritenevano che l’anima fosse di origine divina e che perciò il corpo fosse una sorta di prigione, dalla quale ci si poteva liberare solo dopo aver passato alcune vite via via sempre migliori, fino alla purificazione, e ci si poteva reincarnare anche in animali, la cui carne per questo motivo non si poteva mangiare. I Pitagorici, inoltre, credevano che le cose sono costituite di numeri e che quindi tutto il mondo è fatto di numeri. Mediante il numero è possibile spiegare le cose più disparate dell’esperienza: dal moto degli astri al succedersi delle stagioni, dalle armonie musicali al ciclo della vegetazione. I Pitagorici per primi hanno ricondotto la natura ad un ordine geometrico esprimibile in numeri ed hanno riconosciuto in quest’ ordine ciò che dà al mondo la sua unità e la sua armonia. Ma se la sostanza delle cose è il numero, le opposizioni tra le cose si riducono ad opposizioni tra numeri. Il numero si divide in impari e pari: questa opposizione fondamentale si riflette in tutte le cose, quindi anche nel mondo nella sua totalità e divide il mondo stesso in due parti, l’ una corrispondente all’ impari, l’ altra al pari; il numero dispari viene considerato come maschile e il pari come femminile. L’ impari è il numero limitato, cioè compiuto; il pari è invece illimitato, cioè non compiuto. La loro unità è detta parimpari, perché aggiungendosi all’ impari lo rende pari. All’ opposizione tra impari e pari, cioè tra limitato e illimitato, corrispondono altre opposizioni, nelle quali l’ ordine e la perfezione stanno sempre dalla parte dell’ impari. Ci sono così dieci opposizioni fondamentali: 1) Limitato, illimitato. 2) Impari, pari. 3) Unità, molteplicità. 4) Destra, sinistra. 5) Maschio, femmina. 6) Quiete, movimento. 7) Retta, curva. 8) Luce, tenebre. 9) Bene, male. 10) Quadrato, rettangolo. Ma questi opposti sono conciliati nel mondo da un principio di armonia. Ogni numero, inoltre, è carico di un suo significato fondamentale: l’ uno, ad esempio, simboleggia l’ intelligenza; il sette indica i momenti critici della vita, cioè il parto settimino, la pubertà a 14 anni e la maturità a 21. Il 10, invece, è il numero perfetto, formato dai primi quattro numeri e rappresentato da un triangolo equilatero. Il 10 è considerato anche un simbolo di pace e di fratellanza, infatti scambiandosi una stretta di mano, due persone uniscono fra loro le dieci dita. E che il 10 sia sempre un numero speciale lo conferma il fatto che i comandamenti divini sono dieci. Il numero, quindi, è costituito da due elementi: uno indeterminato o illimitato ed uno determinato o limitato. Il numero nasce, quindi, dall’ accordo di elementi illimitati ed elementi limitati e genera a sua volta tutte le altre cose. Ma proprio in quanto generati dall’ accordo di un elemento indeterminato e di un elemento determinato, i numeri manifestano una certa prevalenza dell’ uno o dell’ altro di questi due elementi: nei numeri pari predomina l’ indeterminato, perciò questi numeri sono meno perfetti; mentre nei numeri dispari prevale il determinato e, quindi, sono numeri più perfetti. Ma anche l’ intera vita cosmica è dominata dai contrasti tra forze contrarie: cioè il dispari, che rappresenta le energie solari e maschili, e il pari, che invece rappresenta le energie lunari, femminili e notturne. Nel Cosmo, tuttavia, dominano l’ ordine e l’ armonia, dovuti all’ accordo tra queste forze contrarie. I Pitagorici, inoltre, attribuivano un suono musicale ai corpi celesti. Tutti i corpi, quando si muovono, producono un rumore, e il rumore prodotto dai corpi celesti sarebbe musicale, perché essi si muovono con rapporti armonici tra velocità e distanze. E poiché anche i corpi celesti compiono, con i loro movimenti, percorsi regolari, esprimibili numericamente, i Pitagorici giungono a sostenere l’ esistenza di un’ armonia delle sfere celesti, non afferrabile dall’ occhio umano. Il Cosmo dei Pitagorici è costituito infatti da un fuoco centrale, paragonato al focolare di una casa, intorno al quale ruotano la terra, la luna, il sole, i cinque pianeti allora conosciuti ed il cielo delle stelle fisse. I Pitagorici aggiungono anche l’ antiterra, situata tra il fuoco centrale e la terra. La vita umana, inoltre, partecipa del calore universale ed è in risonanza col sole, portatore di vita; le anime discendono dal cielo, entrano nella prigione della carne e risalgono verso il sole al momento della morte. L’ uomo, quindi, è un minerale, perché ha in sé lo scheletro, formato da sali minerali; attorno a questo scheletro è ricamato un corpo di carne, formato da acqua e da altri sali. L’ uomo è anche un vegetale, perché come le piante si nutre, respira, ha un sistema circolatorio ed ha il sangue come linfa. L’ uomo è anche un animale, in quanto dotato di motilità e di conoscenza del mondo esterno, datagli dai cinque sensi e completata dall’ immaginazione e dalla memoria. L’ uomo, infine, è un essere razionale, in quanto possiede volontà e ragione. Perciò, abbiamo in noi quattro vite, incastrate l’ una nell’ altra, e dobbiamo quindi conoscerci quattro volte. Quasi sicuramente Pitagora non lasciò nulla di scritto e quindi le opere attribuitegli, cioè i “Tre libri” e i “Versi aurei”, vanno ascritte piuttosto ad autori sconosciuti che le scrissero in epoca cristiana. Giamblico, invece, fondatore di una famosa scuola neoplatonica ad Apamea in Siria, attesta che i primi libri a contenuto pitagorico erano opera di Filolao. Anche sulla morte di Pitagora, i resoconti dei biografi non coincidono. Essendo scoppiata una rivolta dei democratici contro il partito aristocratico pitagorico, la casa dove si erano riuniti gli eponenti più importanti della scuola pitagorica fu incendiata. Si salvarono solo Archippo e Liside, che si rifugiò a Tebe. Secondo alcuni, Pitagora, prima della rivolta, si era già ritirato nel Metaponto, dove era morto. Secondo altri, invece, il filosofo era casualmente assente alla riunione nella casa incendiata e quindi riuscì a salvarsi, fuggendo prima a Locri, poi a Taranto e da lì a Metaponto, dove morì, intorno al 495 a. C.

Pitagora: chi era costui?ultima modifica: 2013-08-07T13:39:00+02:00da luigivarano
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